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Trovare lavoro su Twitter

Twitter diventa uno strumento sempre più focale per trovare un impiego e per dare il giusto risalto alle proprie capacità affinché queste vengano intercettate e messe a fuoco nel mercato del lavoro.

Occorre fare una distinzione di fondo. Esistono già diverse fonti Twitter che offrono dati utili a chi è in cerca di lavoro, si tratta però di condensatori di offerte raccolte qua e là su diversi siti web. Il fenomeno che sta prendendo forma è diverso, le imprese (soprattutto le startup) presenti su Twitter diffondono il profilo delle figure professionali che cercano e, parallelamente, altrettanto fa chi è alla ricerca di un impiego.

A servizio dei cinguettatori ci sono i siti TwitJobSearch, disponibile anche un'App per iPhone e JobsTractor, quest'ultimo ideato da Robin Warren. Lo sviluppatore Twitter-addicted ha perfezionato un motore di ricerca grazie al quale vengono restituiti i cinguettii riguardanti le offerto di lavoro riempiendo due campi: località e distanza di scostamento dalla stessa. TwitJobSearch svolge le stesse funzioni, e vi hanno fatto riferimento, nel mondo, oltre 1milione di utenti (tra chi il lavoro lo offre e chi lo cerca) nell'ultimo mese. Entrambe le piattaforme coprono una svariata gamma di professioni e sono dotate di una mappa per la ricerca geografica. A trovare lavoro sono soprattutto giovani che ruotano attorno al mondo dell'hi-tech, della programmazione e del web development ma vi sono i presupposti affinché lo spettro di attività professionali si ampli in fretta.

Ci si trova davanti ad un triangolo interessante: in un angolo i canali tradizionali che virano sui social network per raggiungere un maggiore numero di utenze che, in un secondo momento, verranno però introdotte nel classico meccanismo di selezione del personale, nell'altro angolo un uso alternativo degli strumenti di microblogging e social; un'evoluzione dell'esistente che copre aree impreviste e, ultima componente del trittico, il mercato del lavoro nel quale domanda e offerta si incontrano in modo più naturale e disinvolto.

Tratto da Il Sole 24 Ore